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Alberto Savinio e la filosofia

€12.00

Materiali per una vita filosofica

 

Uno dei più originali protagonisti del Novecento, Alberto Savinio, è qui esplorato per la prima volta da una prospettiva di pratica filosofica, cioè con l’intento di mettere in luce un intero sistema di coordinate, un intero cosmo di valori e di prospettive, di possibilità e di errori. Si tratta allora di raccontare la realtà allargata, di far emergere il senso dell’arte dal cuore stesso dell’esistenza, di assumere lo sguardo del fanciullo, con il suo telescopio-microscopio, e di fare esperienza di quella superficialità che è leggerezza, al di là dei modelli, degli Déi, di ogni Verità Unica.Leggi tutto


Ciò che emerge è il sentimento giocoso e l’ironia con le quali l’artista assiste alla tragedia dell’infanzia, alla morte del borghese. E, ancora, Savinio ci fa osservare la vita nella realtà estesa, nel commercio quotidiano con la rete dei possibili, e con la morte che sporca ogni cosa. Ne esce una profonda e originale testimonianza del Novecento e delle sue incertezze, e il profilo di una esistenza vissuta filosoficamente, cioè con consapevolezza e con l’inesausto desiderio di capire, di interrogare, di mettere in questione. Ne esce, soprattutto, la traccia di un mondo nuovo, e quindi una serie di luoghi di riflessione irrinunciabili per noi tutti. Qui e ora.

Primo capitolo del libro

COD: ISBN: 9788895145921 Categorie: ,

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Descrizione prodotto

Alberto Savinio e la filosofia. Materiali per una vita filosofica

 

L’esperienza di uno scrittore è la parte di mondo che egli ci mostra, la parte che ci rende visibile, che offre al nostro debole sguardo d’uomini. Al lettore il compito di ri-osservare attraverso la lente deformante dell’opera, cannocchiale-microscopio come direbbe Savinio, lo spicchio di mondo che essa presenta. A sua volta il critico diviene osservatore, e il suo compito è quello di verificare non la fedeltà della rappresentazione, ma la novità dell’immagine, la capacità della prospettiva adottata di aprire nuove vie del pensiero, nuove possibilità, e mostrare quel che ancora si trattiene nascosto.

Di fronte a questo obiettivo, tuttavia, è necessario sistemare una questione non scontata: la ragione di una ricerca basata sull’autore, che non è né casuale né legata a una comoda opzione di lavoro. Adottare questo particolare punto di vista significa operare una scelta, quella che nel discorso critico salva l’autore dal naufragio cui lo destina ogni soluzione più strettamente formale. Ma è necessario intendersi sui connotati di questo nome cui il saggio è dedicato. Togliamo di mezzo ogni pretesa biografica, quanto ogni forma di psicologismo; liberiamoci allo stesso tempo dall’idea che l’autore ci serva come escamotage per ridurre a un’unità storica fittizia la pluralità delle opere, quasi che queste manchino d’un loro principio ed effettivo legame. Chiediamoci, semplicemente, cosa resta di uno scrittore (dell’autore “empirico”, come dice la semiotica), quando esso non sia la propria presenza fisica, la propria voce, il proprio respiro. Quello che resta non è semplicemente un nome come funzione interna all’opera, come voce artificiale che narra, come strategia narrativa che solidifica in uno stile. È molto di più. È qualcosa che potremmo chiamare un’esperienza. Colui che firma le proprie opere e se ne assume la paternità è propriamente quell’esperienza del mondo che le opere stesse (e soltanto esse) ci trasportano con le loro parole, le nuove vie del pensiero che vengono tracciate.

L’inadeguatezza d’ogni atteggiamento biografico o psicologistico sta nella pretesa di avere di fronte a sé l’uomo in carne ed ossa, non solo responsabile, ma imputabile, processabile per le sue scelte, per il suo passaggio nella realtà pesante del mondo. D’altra parte, l’atteggiamento funzionale che cancella l’autore empirico perché non è a tema, perché è fuori luogo e non se ne può dir nulla, appare ugualmente inadeguato in quanto sorvola beatamente il nodo storico, ideologico, culturale, umano, in cui l’autore, ogni autore, è preso. Affermare, dunque, che l’autore è l’esperienza che la sua opera veicola, significa, insieme, tentare di salvaguardarne l’individualità facendola reagire con l’impersonalità del linguaggio, della cultura, della storia, della tradizione, delle vie del pensiero. L’opera, sia artistica o letteraria o filosofica, è questa contraddizione, è questa linea, e come ogni linea è composta di punti il cui spessore è forse indefinibile, ma non è mai zero.

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