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Storie dell’Eden

€10.00

Prospettive di ecoteologia

 

Presso diversi popoli e diverse culture, tanto del passato che del presente, ricorrono narrazioni in cui si parla di spazi e di tempi dove si è resa possibile, come per incanto, un’intesa e un rispecchiamento tra uomo e donna, tra giovani e vecchi, tra l’essere umano e il mondo minerale, vegetale e animale. Cosa dicono a noi contemporanei, in quest’epoca di crisi incombente, tali racconti? Si tratta solo di mitologie, fole nostalgiche e fantasiose riguardanti un passato che forse non è mai esistito? O, al contrario, custodiscono qualcosa di prezioso: una profezia, una speranza, un sogno verso quella nuova innocenza a cui – nel segreto più intimo del suo cuore – da sempre, con passione e intelligenza, l’essere umano aspira?Leggi tutto


Di ciò si occupa il presente saggio, prendendo le mosse dalle narrazioni presenti nel testo biblico, passando poi attraverso i classici greci e latini, la letteratura popolare, le ricerche archeologiche e antropologiche, fino a un confronto serrato con alcune figure significative del pensiero moderno e contemporaneo. Lungo questo percorso labirintico vengono esplorate e scandagliate le possibilità e gli esiti meno scontati, rimanendo così all’altezza della radicalità insita in una simile domanda. Come dire: quando il deserto avanza è opportuno pensare in grande e agire di conseguenza.

Primo capitolo del libro

COD: ISBN: 9788867721542 Categorie: ,

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Descrizione prodotto

Storie dell’Eden. Prospettive di ecoteologia

 

Una fuoriuscita dalla crisi ecologica viene proposta da alcuni privilegiando una radicale trasformazione tecnologica. È il discorso dello small is beautiful di cui parlava E. F. Schumacher negli anni Settanta del secolo scorso: agricoltura e orticoltura biologica, risorse locali per soddisfare bisogni locali e per garantire il “giusto sostentamento”, tecnologie su piccola scala nel comparto industriale, riducendo in questo modo l’impatto di tecnologie invasive e dannose. Ma non è sufficiente centrare la riflessione sul ricorso a tecnologie appropriate, il discorso richiede un respiro più ampio e disteso: la crisi ecologica va letta alla luce dell’economia globale contemporanea che ambisce null’altro che a una crescita infinita, alla competizione per il primato nella produzione e circolazione di oggetti, con conseguenti sistemi di persuasione concepiti per una società ridotta sempre più a massa anonima di consumatori.

Diceva Jacob Taubes, filosofo, rabbino e teologo, che la teologia, fin dalla sua comparsa, indica sempre una crisi della religione: “È l’ora della teologia quando crolla una configurazione mitica e i suoi simboli, irrigiditi in un canone, entrano in conflitto con un nuovo stadio della coscienza umana”. Quando i simboli, elaborati per esprimere l’incontro e la relazione dell’umano con il divino perdono valenza comunicativa e non dicono più, allora è il momento della crisi ed è il momento della teologia. Oggi è il momento della ecoteologia per affrontare la crisi ecologica, e tale momento non può essere rinviato. Una sapienza teologica che sente libertà e gratuità come fonte di conoscenza e principio irrinunciabile della sua stessa ragione d’essere.

Dal mito fondante della nostra civiltà e la conseguente visione dell’uomo e del cosmo, Genesi I-III, laddove si parla della creazione della Terra, dell’essere umano e degli altri viventi, allargheremo lo sguardo nello spazio e nel tempo, compiendo una deviazione verso altri Eden, anch’essi smarriti nella notte dei tempi, verso altri giardini della pienezza e dell’abbondanza, nel mondo greco come in quello latino, e ancora più in là, verso le remote tradizioni dell’India antica. Ma osserveremo la sopravvivenza di questi motivi, vedendoli riaffiorare, a dispetto del predominio lento ma progressivo della logica e della ragione, anche in epoche più recenti, fino alla modernità, nel Paese di Cuccagna, ad Atlantide o nell’esotica Shangri-La. Si tratta di una storia fantastica, chimerica, edificata a margine della storia normalmente intesa, con l’inserimento di elementi cronologici e geografici estranei alla reale misurazione del tempo e dello spazio, con un linguaggio e un sapere posti al servizio del sogno e del desiderio. Abbiamo appreso che uno dei significati etimologici di religione (religare) rimanda al collegamento dell’essere umano con ciò che lo trascende (Dio, il divino ecc.). Religione naturale può essere allora il punto d’incrocio tra verticale e orizzontale, tra immanenza e trascendenza, attraverso un continuo e rinnovato processo di inclusione e di ricomposizione, che attraversa e coinvolge tutto ciò che ci appare fin qui come opposto: il culturale e il naturale, il personale e il sociale, l’umano e l’animale, il materiale e lo spirituale, il maschile e il femminile, il conscio e l’inconscio, la vita e la morte ecc. Ma qui, proprio qui, si annida anche l’esperienza del divino.

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