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Ascetica da tavolo

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Ascetica da tavolo. Pensare dopo la svolta pratica

 

In un mondo frastagliato e scivoloso ma in continua espansione come quello delle pratiche filosofiche, non mancano ormai un certo numero di manuali o introduzioni al tema. Questo volume tenta tutt’altro: una riflessione sulla Pratica filosofica che, arrischiandone una lettura non disciplinare, la esamini come effetto di una condizione preliminare della filosofia. Scopo del volume è pertanto la raffigurazione della curva, fin dove la possiamo vedere, di quella che si considera la “svolta pratica” del pensiero contemporaneo.Leggi tutto


Per tracciare il passaggio dalla filosofia “classica” – ove i concetti sono oggettuali – al pensiero come attività che riflette sugli stili di vita e le forme concrete dell’esistenza, si è tentato di guardare lo sviluppo del pensiero da un occhio di bue: la reattività alla vita e l’offerta della filosofia al mondo. In questa rilettura mutano e si ricollocano concetti che siamo usi considerare solidi, forse scontati, e prende vita un intenso dialogo con autori come Hadot, Zambrano, Sgalambro, Sloterdijk, costretti a confronto serrato con le istanze della svolta pratica.
Ascetica da tavolo consta di due parti speculari che tentano di sciogliere la tensione polare tra teoria e pratica della filosofia. La prima prova a rendere conto – tracciandone una storia tematica – della svolta pratica della filosofia; la seconda riporta alcuni saggi, meditazioni e aforismi considerati come “esercizi di pensiero”, produzione di quello stesso allenamento al pensiero che si configura come “attività”.

Primo capitolo del libro

COD: ISBN: 9788867720095 Categorie: ,

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Descrizione prodotto

Ascetica da tavolo. Pensare dopo la svolta pratica

 

Ci si accinge ad attribuire a uno specifico tipo di riflessione filosofica un carattere di necessaria propedeuticità disciplinare. Ma oggi che il filosofo ha perso la sua egemonia, che deve giustificarsi in entrata della sua mancanza di metodo e in uscita della sua mancanza di risultati, la nuova buona creanza suggerisce che ogni appartenente alla categoria si presenti riflettendo sulla sua disciplina, cioè su quello che essa, secondo lui, è.

Qualora la buona creanza non fosse argumentum sufficiente, si potrebbe forse riflettere su un fatto: la filosofia non è mai stata così divaricata. Lo è in senso temporale, il che è ovvio: più passa il tempo più si allontana dalla sua origine, e può vantare un numero maggiore di esponenti, cioè più idee, opere, nomi, tradizioni nazionali da tenere insieme nel suo sempre meno agile corpaccione. Ma l’ovvio da un filosofo va sempre ripensato e tenuto presente, pena non scorgerlo più ma ritrovarselo operante egualmente come vis a tergo (secondo l’icastica ammonizione di Gadamer). Divaricata lo è anche in senso geografico: come un Alien nella stiva dell’Occidente la filosofia, questa stramba attività, la riflessione filosofica, che fin da principio l’accompagna (e nei casi migliori la critica e la tormenta) è penetrata fin dove la nave è giunta. Dove c’è un avamposto universitario, quale che sia il continente, la filosofia trova ormai il modo di essere presente, magari marginale ma presente.

Infine lo è in senso culturale e linguistico, e non soltanto come ovvio corollario della due precedenti divaricazioni (in quante lingue si dava Aristotele duecento anni fa? e in quante adesso?) ma come volontaria estraneità interna. Cosa un appassionato lettore/commentatore di filosofi continentali sa oggi della filosofia analitica contemporanea? E viceversa? E ne vuole sapere qualcosa?

Una riflessione previa sulla disciplina, in un’epoca coesa linguisticamente, culturalmente e geograficamente poteva essere un eccesso di zelo (posto che in una disciplina come la filosofia gli eccessi di zelo esistano), oggi diventa una necessaria riflessione identitaria. Un filosofo dovrebbe sapere perché può considerarsi tale, perché gli altri dovrebbero ritenerlo filosofo, cosa lo distingue dal proliferare di esperti di scienze umane e, se nulla lo distingue, di necessità logica dovrebbe morire alla filosofia o d’imperio avocare a sé i sosia che lo circondano.

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166

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