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Catalogo

La scuola di Platone

€16.00

Intrattenimento riflessivo per cultori oziosi

 

Questo piccolo libro di uno dei più grandi intellettuali del XXI secolo ci interpella sulla possibilità di utilizzare l’immagine “come apertura di possibilità per il pensiero” (Stefano Zampieri).Leggi tutto


Non uno sguardo estetico né una lettura simbolica, ma la possibilità di “ascoltare” un’immagine, entrare in comunicazione con essa, dar vita a un dialogo: lo sguardo diventa mezzo che identifica e crea pensieri, sentimenti, interessi: i discepoli di Platone prendono la parola e narrano di obbedienza o fedeltà, voglia di riconoscimento o desiderio di liberarsi del padre. Le questioni filosofiche diventano questioni esistenziali, ovvero elementi fondanti della vita individuale: sottratte alla neutralità del discorso scritto, tornano a essere vive esigenze di persone che s’interrogano, apertura verso l’intreccio della storia che noi tutti siamo, verso la realtà incarnata dei sentimenti e degli interessi, verso l’anticipazione di possibili scenari futuri. Non è forse questa la missione della filosofia?

Primo capitolo del libro

Disponibile

COD: ISBN: 9788867720750 Categoria:

Discipline


Collane



Descrizione prodotto

La scuola di Platone. Intrattenimento riflessivo per cultori oziosi

 

Questo La scuola di Platone di Savater – come la maggior parte delle cose belle della vita – non serve a nulla. Non si legge in vista di…: o ci diverte sin dalle prime pagine o è più sensato riporlo dove lo si è trovato. O si gode per il puro piacere di attraversare campi svariati (dalla storia alla filosofia, dall’arte alla psicologia…) o, se si è affezionati agli schemi abituali delle partizioni disciplinari, meglio lasciar perdere.

Chi ha più probabilità di mettersi di buon umore alla lettura di queste pagine? Non certo chi riesce a divertirsi in comitiva solo se qualcuno racconta barzellette sguaiate o alimenta pettegolezzi su personaggi alla moda. Savater qui ricorda piuttosto quegli avventori di osteria di una certa età che, tra un bicchiere e l’altro bevuto con signorile padronanza, raccontano a ruota libera esperienze passate, puntellando il racconto di divagazioni estemporanee, osservazioni ironiche, citazioni dotte più o meno verificabili, interpretazioni attendibili sino a un certo punto… E – perché no? – che sono capaci di inserire veri e propri stralci poetici (come il giovane Aristotele di queste pagine che così si rivolge a Platone: “Sei il mio maestro, sì, ma non il mio solo maestro. Io apprendo anche dall’uccellino e dai fiori, dagli astri, dalla mobile e curiosa natura. E aspetto il consenso degli altri uomini, le virtù che loro esaltano nei migliori o le costituzioni che si danno per organizzare la loro convivenza. Non mi sento esiliato dalla Città Ideale, ma cittadino adottivo delle strade e delle piazze di questo mondo, dei suoi boschi e delle sue caverne”) . Questo libro è, secondo la definizione dell’autore stesso, “un intrattenimento riflessivo per cultori oziosi”. O, se si preferisce, un tipico libro da dilettanti. Scritto per diletto, va letto per diletto: se uno è così poco profondo da identificare serietà e seriosità, e così sfortunato da non saper uscire qualche volta dai propri ambiti di competenza professionale per il puro gusto del divertimento, farà meglio a chiudere questo libricino. E a rassegnarsi alla propria noia abituale. (dalla recensione di Augusto Cavadi).

Informazioni aggiuntive

Peso 0.139 kg
Dimensioni 22.9 x 15.2 x 0.5 cm
Pagine:

94

Anno:

2013

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Tutti i capitoli o saggi riportano la numerazione di pagina originaria del libro e/o della rivista. Per tal motivo, lo studioso, in caso di citazione, potrà avvalersi di tale numerazione in quanto corrispondente alla pubblicazione originale.

1 recensione per La scuola di Platone

  • IpocPress

    Perché, tra le migliaia di libri stipati negli scaffali di una biblioteca o di una libreria, ne scegliamo proprio uno a scapito di tutti gli altri? Ovviamente dipende dall’esigenza del momento. Può darsi che si voglia rispondere a una curiosità intellettuale o a una domanda esistenziale, può darsi che si cerchino istruzioni pratiche per il giardinaggio o si voglia vagare con la fantasia nel regno dei poeti… Nessuna di queste motivazioni giustificherebbe la lettura di questo libro (tranne i casi, rarissimi, di cultori della storia dell’arte che vogliano saperne di più su La scuola di Platone, un quadro minore di un pittore minore a cavallo fra il XIX e il XX secolo).
    Può darsi, però, che qualche volta ci troviamo a sfogliare volumi e volumetti per desiderio di divertimento. O, addirittura, per bisogno di divertirci. Pane e acqua, istruzione e assistenza sanitaria, l’affetto sincero di qualche essere umano o animale, talora persino una tazzina di caffè al mattino, rientrano tra i bisogni unanimamente riconosciuti come naturali o per lo meno legittimi: ma non abbiamo anche l’esigenza, altrettanto ineludibile, di una dose giornaliera di allegria?
    È un luogo comune ripetere che per sceneggiatori e attori far piangere è meno difficile che far sorridere. La spiegazione è intuitiva: alla tristezza ci inducono già le vicende quotidiane e gli acciacchi del corpo; per provare gioia – o qualche altra emozione piacevole che le si avvicini – dobbiamo invertire la rotta e remare contro la corrente della vita. Come se ciò non bastasse, parafrasando un celebre incipit letterario, nella tristezza tutti noi mortali ci assomigliamo ma, quanto all’umorismo, ognuno si rallegra a modo suo.
    Non voglio più, come si leggeva nei sillabari delle scuole elementari ai tempi della mia infanzia, menare il can per l’aia: questo libro di Savater – come la maggior parte delle cose belle della vita – non serve a nulla. Non si legge in vista di…: o ci diverte sin dalle prime pagine o è più sensato riporlo dove lo si è trovato. O si gode per il puro piacere di attraversare campi svariati (dalla storia alla filosofia, dall’arte alla psicologia…) o, se si è affezionati agli schemi abituali delle partizioni disciplinari, meglio lasciar perdere.
    Chi ha più probabilità di mettersi di buon umore alla lettura di queste pagine? Non certo chi riesce a divertirsi in comitiva solo se qualcuno racconta barzellette sguaiate o alimenta pettegolezzi su personaggi alla moda. Savater qui ricorda piuttosto quegli avventori di osteria di una certa età che, tra un bicchiere e l’altro bevuto con signorile padronanza, raccontano a ruota libera esperienze passate, puntellando il racconto di divagazioni estemporanee, osservazioni ironiche, citazioni dotte più o meno verificabili, interpretazioni attendibili sino a un certo punto… E – perché no? – che sono capaci, nell’apparente cazzeggiare, di inserire veri e propri stralci poetici (come il giovane Aristotele di queste pagine che così si rivolge a Platone: “Sei il mio maestro, sì, ma non il mio solo maestro. Io apprendo anche dall’uccellino e dai fiori, dagli astri, dalla mobile e curiosa natura. E aspetto il consenso degli altri uomini, le virtù che loro esaltano nei migliori o le costituzioni che si danno per organizzare la loro convivenza. Non mi sento esiliato dalla Città Ideale, ma cittadino adottivo delle strade e delle piazze di questo mondo, dei suoi boschi e delle sue caverne”) .
    Insomma, per farla breve, questo libro è, secondo la definizione dell’autore stesso, “un intrattenimento riflessivo per cultori oziosi”. O, se si preferisce, un tipico libro da dilettanti. Scritto per diletto, va letto per diletto: se uno è così poco profondo da identificare serietà e seriosità, e così sfortunato da non saper uscire qualche volta dai propri ambiti di competenza professionale per il puro gusto del divertimento, farà meglio a chiudere questo libricino. E a rassegnarsi alla propria noia abituale.

    Augusto Cavadi

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