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Viaggio in Paradiso

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Poema fantamistico per il XXI Secolo

 

Facendo il verso (è proprio il caso di dirlo) al più grande poema sacro che sia mai stato scritto, la Divina commedia di Dante, l’autore di questo straordinario viaggio fantamistico imbarca il lettore in una gigantesca nave poetica, sulla quale,Leggi tutto


come un tempo accadeva nelle cattedrali gotiche, gli vengono presentati, sempre in immagini di straordinaria evidenza iconica, tutti i problemi di fondo della cultura d’oggi, sullo sfondo d’una domanda bruciante: noi che viviamo in una cultura sempre più globalizzata, ma anche sempre più piatta e priva di prospettive, che cosa saremo in grado di trasmettere alle generazioni di domani?
Abbiamo fra le mani un’opera di poesia raffinatissima, che affronta tuttavia sempre, al tempo stesso con umorismo e vertiginoso impegno (come raramente è accaduto nella letteratura italiana), sia dei difficili temi filosofici, sia degli argomenti di cronaca, sulla base delle testimonianze dei personaggi più diversi. Compaiono filosofi (Agostino, Nietzsche, Platone), scienziati (Einstein, Freud, Gödel), scrittori (Pasolini, Dante, Kavafis), politici (Alessandro Magno, Augusto, Adriano, ma anche Lincoln, Kennedy e Martin Luther King), santi (Teresa di Calcutta, Gregorio Palamas, i tre Ierarchi), attori e personaggi del gossip (Marilyn Monroe, Maria Callas, Lady Diana). Ma alla fine interviene, con gli Arcangeli e Maria di Nazareth, anche Rabbi Yehoshùa (Cristo stesso) che, con i fondatori delle altre grandi religioni, ha organizzato a Gerusalemme (dove sono nate alcune di esse) un primo concilio interreligioso, alla ricerca d’un modo per riproporre all’umanità d’oggi il vecchio problema del rispetto del sacro e dell’importanza dell’impegno etico, che non può mai essere trascurato quando si deve decidere che fare.
Per facilitare la lettura dei passi più complessi, il testo poetico è sempre accompagnato da un commento, curato dall’autore stesso.

Leggi i primi tre canti

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COD: ISBN: 9788867722075 Categoria:

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Descrizione prodotto

Viaggio in Paradiso. Poema fantamistico per il XXI Secolo

 

Se Viaggio in Paradiso, poema in terza rima modellato niente meno che sulla Divina commedia di Dante, non fosse firmato da uno psicanalista che si è già interessato di filosofia e di epistemologia, chi lo sfogliasse potrebbe pensare facilmente che sia il risultato della follia di un mitomane, che vuole entrare in concorrenza niente meno che con il padre della poesia italiana. L’autore, in realtà, spiega nell’Introduzione perché ha dovuto ricorrere alla metrica dantesca, proprio per tenere conto di un elemento sacro, nella tradizione occidentale, pur sapendo che effetto di spaesamento questo può produrre nell’epoca dei mass media e della rete web. In realtà, questo modello “gotico” interviene, in questo racconto un po’ fantascientifico e un po’ teologico, come un enorme objet trouvé surrealista, proprio dalla parte della modernità. In effetti, questo lungo poema pone una domanda serissima: in un mondo sempre più globalizzato e culturalmente confuso, che cosa dobbiamo salvare, costi quello che costi, del nostro passato e della nostra grande tradizione civile e di pensiero?

La risposta a questa domanda è chiarissima fin dai primi versi di Viaggio in Paradiso: dobbiamo salvare il rispetto del sacro, in tutte le sue forme, tenendo conto non tanto del suo adeguarsi a delle leggi, ma proprio del fatto che tale rispetto non può scaturire che da una libera decisione. E per sfuggire a ogni tentazione integralistica, dobbiamo sempre mantenere aperta la strada dell’umorismo, che non riguarda il sacro ma la nostra incapacità di percepirlo, nel continuo ronzare dell’informazione, che tutto equipara, cancellando le differenze fra le diverse esperienze.

Una poesia civile, prima ancora che filosofica o lirica. E proprio questo spiega la scelta della forma metrica: nell’epoca dell’informazione, non è solo possibile ma anche doveroso confrontarsi con i risultati più alti della tradizione. E il lettore non mancherà di trovare momenti lirici degni della più alta tradizione poetica, in un testo al contempo di statura etica, filosofica, umana e persino pedagogica. L’umorismo che attraversa l’intero poema – anche per via del contrasto tra la forma tradizionale del dettato poetico e i contenuti attualissimi – dà concretezza letteralmente corporea anche ai temi più impegnativi, quelli che in apparenza potrebbero sembrare molto astratti.

Informazioni aggiuntive

Peso 1.23 kg
Dimensioni 22.9 x 15.2 x 4.8 cm
Anno:

2017

Pagine:

854

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1 recensione per Viaggio in Paradiso

  • Pietro Condemi

    Se questo poema in terza rima, modellato niente meno che sulla Divina commedia di Dante, non fosse firmato da uno psicanalista che si è già interessato di filosofia ed epistemologia – ha curato la prima traduzione integrale delle opere di Gregorio Palamas (Bompiani, Milano 2003-2006) ed ha scritto di recente un Dialogo sui tre princìpi della scienza (Ipoc, Milano 2014) –, chi lo sfogliasse potrebbe pensare facilmente che sia il risultato della follia di un mitomane, che vuole entrare in concorrenza con il padre della poesia italiana. L’autore, in realtà, spiega nell’Introduzione perché ha dovuto ricorrere alla metrica più tradizionale, oltre che a un modello così assoluto, e ha tenuto perfettamente conto dell’effetto di spaesamento, inevitabile, nell’epoca dei media, di questa scelta formale. Il fatto è che questo modello «gotico» interviene, come un enorme objet trouvé surrealista, proprio dalla parte della modernità, e a proposito della domanda serissima alla quale questo lungo poema cerca di dare una risposta: che cosa dobbiamo salvare a tutti i costi del nostro passato e della nostra grande tradizione civile e culturale?
    La risposta a questa domanda, fin dai primi versi, è chiarissima: dobbiamo salvare il rispetto del sacro, in tutte le sue forme. E proprio per questo, per sfuggire a ogni tentazione integralistica, dobbiamo sempre mantenere aperta la strada dell’umorismo: che non riguarda il sacro, ben inteso, ma la nostra incapacità di percepirlo, nel continuo ronzare dell’informazione che tutto equipara, cancellando le differenze fra le diverse esperienze. Siamo quindi di fronte a una poesia civile, prima ancora che filosofica o lirica. E proprio questo spiega la scelta della forma metrica: nell’epoca dell’informazione, non è solo possibile, ma anche doveroso confrontarsi con i risultati più alti della nostra tradizione. Non a caso, all’inizio della terza parte, sarà l’architetto Antoni Gaudì a illustrare la versione «eterna» della Sagrada Familia, l’unica chiesa, gotica e moderna al tempo stesso, che ancora oggi si continua a costruire a Barcellona, mentre in Paradiso è stata portata a compimento da lui stesso. E proprio sul suo altare, spavaldamente seduto come una figura post-modern dell’Agnello mistico, l’Autore incontra Cristo, che in Paradiso tutti chiamano con il suo nome proprio ebraico Yehoshùa.
    Il Paradiso che ci viene raccontato in questi versi, come si vede, non assomiglia affatto a quello dantesco, ma deriva da due fonti diversissime: la concezione agostiniana e neoplatonica del sovratemporale e i più avanzati modelli della fisica contemporanea, che tentano di trovare in una connessione fra istanti sovratemporali un’armonizzazione tra la relatività e la teoria dei quanti. Questo Paradiso, insomma, altro non è che l’assoluto del creato, in cui basta volerlo per passare non solo da un luogo all’altro, ma anche da un’epoca all’altra. Proprio in questo confronto fra la scienza e la mistica il ricorso diretto alla tradizione costituisce, per così dire, un avamposto di resistenza filosofica alla formattazione tecnologica, come per contrapporre alla negazione moderna delle differenze l’indistruttibilità della bellezza e al diluvio dell’informazione il recupero della sacralità nella storia. E proprio per questo motivo il poema si conclude con un secondo «Concilio di Gerusalemme», che sulla terra sarebbe del tutto impossibile, e nel quale i fondatori delle grandi religioni – Davide e Salomone, Buddha, Cristo e Maometto – si mettono d’accordo per rilanciare sulla terra – dove il tempo continua a trascorrere, e si continua a morire – il rispetto del sacro. È questa, infatti, l’unica partita che, come affermava Angelus Silesius, Dio stesso ha delegato interamente agli uomini.
    E oltre all’aspetto filosofico e civile non mancano nella narrazione dei momenti autenticamente lirici, nei quali il testo raggiunge talvolta i vertici della migliore tradizione poetica.

    Ernesto de Landerset

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